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Cosa vedere a Fushimi: la Kyoto del sakè, samurai e canali storici

da Kappamonogatari
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I tradizionali magazzini di sake dalle pareti nere e bianche lungo il canale di Fushimi a Kyoto durante l'autunno, con alberi di acero giapponese rossi e salici piangenti.

Per moltissimi viaggiatori, Fushimi coincide con una sola immagine: i torii rossi del Fushimi Inari Taisha. Si arriva, si percorre il tratto più famoso del santuario, si scattano alcune foto e poi si torna verso il centro di Kyoto.
Eppure, secondo noi, il bello comincia proprio quando decidi di esplorare la zona più a fondo. Oltre l’attrazione principale, infatti, si scopre un quartiere che da secoli respira un’aria tutta sua, fatta di canali, commercio, sakè e storie incredibili. È un angolo di città che ha conservato un’atmosfera autentica ed ora vedremo insieme cosa vedere a Fushimi, Kyoto.


La Kyoto del sakè e dei canali

Devi sapere che Fushimi è uno dei distretti del sakè più importanti di tutto il Giappone. Il segreto di tutto? Un elemento semplicissimo: l’acqua. Le sorgenti sotterranee di questa zona sono incredibilmente morbide e pure, l’ideale per la fermentazione del riso. È proprio grazie a quest’acqua che qui è fiorita una tradizione secolare che ancora oggi senti pulsare nell’identità del quartiere. Ti basterà fare due passi per accorgertene: ti ritroverai circondato da brewery storiche, botteghe specializzate, canali che costeggiano le strade e musei interamente dedicati ai segreti del sakè.

Ma non è sempre stato un posto così tranquillo. Per secoli, Fushimi è stato lo snodo strategico tra Kyoto e Osaka: immagina un porto fluviale trafficatissimo dove passavano merci di ogni tipo, viaggiatori e, ovviamente, tantissime botti di sakè. Da qui transitavano i daimyo (i grandi signori feudali), funzionari e ambascerie diretti verso la capitale imperiale. Proprio perché era uno degli accessi più importanti di Kyoto, Fushimi è finita al centro della storia dei samurai. È stata il palcoscenico di momenti decisivi, tra il tramonto dei guerrieri dell’epoca Sengoku e gli ultimi scontri che hanno segnato la fine dello shogunato.


Cosa vedere a Fushimi: tra angoli segreti e vibrazioni rétro

Teradaya inn: la locanda dei samurai

Se vuoi respirare l’aria del vero Giappone feudale, devi fare un salto alla Teradaya. È una vecchia locanda legata a Sakamoto Ryōma, uno dei samurai più iconici di sempre. Oggi puoi entrare e curiosare tra le stanze tradizionali: ci sono ancora oggetti d’epoca e ricostruzioni dell’attentato del 1866, quando Ryōma riuscì a scappare a un agguato armato. Anche se l’edificio è stato in parte ricostruito dopo un incendio, entrare qui è il posto ideale se cerchi quel fascino suggestivo delle vecchie locande di una volta.

Templi e Santuari: acqua pura e tradizioni secolari

A Fushimi la spiritualità è legata alla terra e alle sue risorse. Due luoghi, in particolare, meritano una sosta:

  • Il Santuario Gokonomiya: È uno dei più importanti della zona, famoso fin dal periodo Heian per la sua sorgente d’acqua, la Gokōsui. Quest’acqua “profumata” è considerata benedetta e ancora oggi molte persone vengono qui a pregare per la salute o per un parto sicuro. Ma non è solo un luogo di pace: durante il turbolento periodo Bakumatsu, il santuario ebbe un ruolo politico e militare cruciale.
  • Il Tempio Choken-ji: Situato vicino ai canali, questo tempio racconta l’anima commerciale di Fushimi. Storicamente era legato ai mercanti e ai trasportatori che facevano la spola tra Kyoto e Osaka via fiume. È un tempio meno celebrato dalle guide classiche, ma è fondamentale per capire come fede e commercio convivessero quotidianamente in questo quartiere.
La caratteristica porta d'ingresso vermiglia del tempio Choken-ji a Fushimi, Kyoto, circondata da aceri rossi e ginkgo gialli in autunno, con due botti di sake ai lati.
La caratteristica porta rossa del tempio Choken-ji, con le immancabili botti di sake all’ingresso. (Foto: Kappamonogatari)
Inquadratura ravvicinata del portale del tempio Choken-ji che si affaccia sul sentiero interno in pietra, decorato con lanterne e bandiere cerimoniali colorate.
Il sentiero interno del tempio, un angolo decisamente più tranquillo rispetto ai circuiti turistici classici. (Foto: Kappamonogatari)

Un giro sui canali con il Jikkokubune

Quei canali che un tempo erano le autostrade dei mercanti, carichi di riso e botti di sakè, oggi sono il posto perfetto per staccare la spina.

Se vuoi goderteli in modo diverso, puoi salire sul Fushimi Jikkokubune. È una piccola barchetta in legno a fondo piatto ispirata ai modelli del periodo Edo. L’intera esperienza dura circa 50 minuti, ma non passerai tutto il tempo a bordo: il tour prevede una navigazione di circa 15-20 minuti fino alla chiusa di Mishakujiminato, dove si scende per una sosta di circa 15 minuti per dare un’occhiata al piccolo museo locale. Poi si risale per il tragitto di ritorno.

Noi l’abbiamo osservato dalla riva e per prenotare serve un po’ di organizzazione: i posti volano e la prenotazione non è sempre immediata.

La barca tradizionale in legno Jikkokubune con turisti a bordo mentre naviga sul canale di Fushimi a Kyoto, sotto grandi salici piangenti e un ponte in pietra.
La barca tradizionale Jikkokubune mentre naviga lungo il canale all’ombra dei salici. (Foto: Kappamonogatari)
La barca in legno Jikkokubune mentre naviga lungo il canale di Fushimi a Kyoto, incorniciata da un albero di acero con foglie autunnali arancioni e rosse.
Un’inquadratura ravvicinata della Jikkokubune che attraversa il canale nel pieno del foliage autunnale. (Foto: Kappamonogatari)

Se vuoi andarci: Le prenotazioni si fanno sul sito ufficiale del turismo di Fushimi. Cerca la sezione 「十石舟ご予約はこちら」 per vedere il calendario. Scegli data, ora, inserisci i tuoi dati e paghi online. Ti arriva una mail di conferma che devi mostrare all’imbarco. 

Un consiglio: se viaggi durante i ciliegi o in autunno, muoviti con largo anticipo! Considera anche che le barche non circolano tutto l’anno (solitamente da fine marzo a inizio dicembre) e spesso riposano il lunedì. In ogni caso, non aspettarti una nave moderna: il bello è proprio che è un’esperienza semplice e un po’ rustica.

Veduta del canale di Fushimi a Kyoto durante l'autunno, con grandi salici piangenti sulla sinistra, alberi colorati sulla destra e i magazzini tradizionali sullo sfondo.
Una prospettiva dall’alto del canale. (Foto: Kappamonogatari)

Le vie commerciali e la Fushimi più autentica

Una delle cose che ci è piaciuta di più di Fushimi è stata proprio la sua parte più quotidiana, lontana dalle immagini classiche di Kyoto: strade come Otesuji Shopping Street e Nayamachi Shopping Street non sono semplici zone commerciali, ma aree ancora molto vissute dai residenti.

Qui si alternano piccoli negozi indipendenti, botteghe storiche, caffetterie, izakaya e attività locali che sembrano seguire ancora i ritmi del quartiere più che quelli del turismo.

Un lungo tunnel coperto formato da torii rossi tradizionali che decora l'ingresso di un ristorante lungo Nayamachi Shopping Street a Fushimi.
L’incredibile ingresso di un ristorante lungo la galleria commerciale, che ricorda un piccolo tunnel di torii. (Foto: Kappamonogatari)
Ingresso del negozio Matsubara Milk lungo Nayamachi Shopping Street con una grande tazza da caffè decorativa bianca in primo piano.
Scorci curiosi e un po’ rétro passeggiando tra le botteghe della via dello shopping. (Foto: Kappamonogatari)
Una bambina di spalle mentre osserva i rotoli di tessuto esposti davanti alla vetrina di un negozio tradizionale con manichini in kimono.
Dettagli di vita quotidiana e artigianato locale tra le vetrine di Nayamachi. (Foto: Kappamonogatari)

Pensa che la storia di Otesuji inizia addirittura nel 1594: era la strada principale che portava alla porta del castello di Fushimi (di cui parleremo tra poco).
Agli inizi del Novecento era una meta super alla moda, illuminata dalle eleganti lampade “Suzuran-to”, mentre oggi è una meraviglia moderna: la galleria coperta ha un sistema a energia solare che alimenta le luci. È un mix perfetto tra storia antica e sostenibilità.

In questa via commerciale c’è una chicca che ti consigliamo di cercare:

  • L’orologio karakuri “Oyakamassan”
    È il suo simbolo: un orologio meccanico che, ad orari prestabiliti, prende vita con piccoli burattini che si esibiscono davanti ai passanti. Dopo un lungo periodo di inattività, è tornato a funzionare proprio nel febbraio 2025 ed è uno spettacolo davvero delizioso.
L'orologio meccanico tradizionale Oyakamassan chiuso, situato lungo la galleria commerciale coperta Otesuji Shopping Street a Fushimi, Kyoto.
Il famoso orologio meccanico Oyakamassan (おやかまっさん) lungo Otesuji Shopping Street, prima dell’inizio dello spettacolo.
L'orologio meccanico Oyakamassan aperto durante lo spettacolo, con gli automi dei mastri birrai del sake visibili all'interno della struttura lungo Otesuji Shopping Street.
I pannelli si aprono: l’orologio Oyakamassan prende vita mostrando gli automi al lavoro nella produzione del sake.

Gli orologi e gli automi Karakuri (dal giapponese karakuri ningyō, ovvero “bambole meccaniche”) rappresentano l’apice della maestria artigianale giapponese. Nati e perfezionatisi durante il periodo Edo, questi dispositivi non erano semplici decorazioni di legno, ma sofisticati prodigi di ingegneria che fondevano l’estetica teatrale con la scienza dei meccanismi.

Otesuji è quella più vivace, mentre Nayamachi è decisamente più tranquilla e raccolta. Se capiti durante eventi come il Mercato Notturno di luglio o il Festival del Saké di novembre, l’immersione nella cultura locale è totale, ma anche in un giorno normale l’energia che si respira tra i banchi di frutta è contagiosa.

L'interno di un piccolo negozio di ortofrutta tradizionale a Fushimi, Kyoto, con cassette di cipolle in primo piano, cartelli dei prezzi scritti in giapponese e i gestori al lavoro.
Uno scorcio della vita di quartiere a Fushimi, tra i banchi di un piccolo fruttivendolo locale. (Foto: Kappamonogatari)

In questo labirinto di vicoli si inserisce anche Ryoma-dori Shopping Street, una stradina dal fascino rétro che sembra uscita da un vecchio film giapponese. Il nome non è un caso: la via è dedicata a Sakamoto Ryoma proprio perché si trova a due passi dalla locanda Teradaya.

Una signora anziana che spinge una bicicletta lungo la storica Ryoma-dori Shopping Street a Fushimi, Kyoto, tra vecchi edifici in legno ed elementi moderni.
Passeggiando lungo la storica Ryoma-dori che conserva il fascino della vecchia Kyoto. (Foto: Kappamonogatari)
La facciata in legno tradizionale di un edificio storico giapponese a Fushimi, Kyoto, con grandi porte a vetri e un cartello rosso e bianco esposto per la ricerca di inquilini.
Delle vecchie strutture in legno che si incontrano passeggiando per la via. (Foto: Kappamonogatari)

Ryoma viveva letteralmente questo quartiere e usava questa strada per i suoi spostamenti quotidiani; si dice addirittura che, dopo l’attentato alla locanda, sia scappato proprio tra questi vicoli per cercare rifugio. Oggi l’atmosfera che si respira è un equilibrio particolare tra memoria storica e vita locale: tra insegne d’altri tempi, lanterne e storefront tradizionali in legno. Camminarci ci ha dato una sensazione di nostalgia pazzesca, come se fossimo in una capsula del tempo rimasta ferma al periodo dei samurai, ma con la comodità dei piccoli ristoranti e dei negozietti di oggi.

Una veduta prospettica della storica Ryoma-dori Shopping Street a Fushimi, Kyoto, con negozi tradizionali in legno, lanterne bianche appese e persone che passeggiano.
L’atmosfera unica di Ryoma-dori, dove i negozietti tradizionali e i dettagli rétro si susseguono lungo tutta la via pedonale. (Foto: Kappamonogatari)
Alfredo di Kappamonogatari posa davanti a una saracinesca coperta di graffiti colorati, sotto il tetto in tegole tradizionali di un edificio a Fushimi, Kyoto.
Street art moderna che si prende spazio tra le storiche architetture del quartiere. (Foto: Kappamonogatari)
Un incrocio stradale a Fushimi, Kyoto, con strisce pedonali in primo piano, edifici tradizionali e moderni, pali della luce con molti cavi elettrici e passanti.
Un tipico angolo di Fushimi. (Foto: Kappamonogatari)
Un vasetto di vetro contenente un budino giapponese purin con uno strato di caramello sul fondo, tenuto nel palmo di una mano a Fushimi.
Una meritata pausa dolce: un ottimo purin artigianale in vasetto di vetro. (Foto: Kappamonogatari)

Dove scoprire la cultura del sakè a Fushimi

Se ami approfondire il mondo del sakè, Fushimi vanta alcune delle brewery più antiche del Giappone. È affascinante vedere come questa bevanda non sia solo un semplice distillato, ma l’anima che modella tutto il quartiere.

Gekkeikan: il volto storico

Il nome che sentirai più spesso è Gekkeikan. Il loro Okura Sake Museum è un’istituzione, legata a una distilleria nata addirittura nel 1637. È il posto ideale se volete vedere da vicino gli antichi strumenti del mestiere e i magazzini storici in legno. Un giro qui serve soprattutto a capire quanto il sakè sia parte della vita di Fushimi da secoli (e sì, le degustazioni finali aiutano parecchio ad entrare nello spirito!).

Kizakura Kappa Country: il lato più “strano” e nostalgico

Se cercate qualcosa di veramente particolare, puntate su Kizakura Kappa Country. È uno spazio legato alla famosa distilleria Kizakura che racconta un lato del sakè totalmente inaspettato e curioso.

A prima vista sembra un piccolo museo dedicato ai kappa, le leggendarie creature acquatiche del folklore giapponese (ci sentiamo un po’ chiamati in causa, chissà perchè!). In realtà, questo iconico binomio nasce dal genio di Kon Shimizu, il fumettista che negli anni ’50 rivoluzionò l’immagine di questi mostriciattoli trasformandoli in personaggi buffi e ironici, tanto da spingere l’azienda di saké a sceglierli come mascotte. Alla sua morte, nel 1974, l’eredità è passata nelle mani del collega Kō Kojima, che ha ridisegnato i kappa di Fushimi infondendo loro un inconfondibile tocco di sensualità ed eleganza, rendendo queste illustrazioni un pezzo indelebile della cultura pop e della tradizione giapponese.

La scelta fù geniale: il kappa vive nell’acqua, che è l’ingrediente segreto per un buon sakè. L’idea ha funzionato così bene che l’immagine è diventata iconica, trasformando questo posto in un mix tra museo, cultura pop e leggende.

Mappa del Kizakura Kappa Country a Fushimi, Kyoto, esposta su una parete esterna in legno tradizionale.
La mappa bilingue del Kizakura Kappa Country a Fushimi, Kyoto (Foto: Kappamonogatari)
Statua dorata di due Kappa che giocano con un pesce a Fushimi, Kyoto.
Due Kappini dorati che giocano nell’acqua! (Foto: Kappamonogatari)
Sagome decorative di Kappa con luci di Natale Merry Christmas al Kizakura Kappa Country di Fushimi, Kyoto
Installazione luminosa con le sagome dei Kappa (Foto: Kappamonogatari)

Dagli anni ’60 in poi, le pubblicità di Kizakura hanno iniziato a rispecchiare l’estetica del Giappone dell’epoca Shōwa: un mix di umorismo, voglia di stare insieme e una sensualità leggera. Nei poster si vedono spesso:

  • Figure femminili svestite o in yukata;
  • Kappa buffi e un po’ maliziosi;
  • Scene di brindisi e divertimento.
Un disegno in bianco e nero incorniciato del fumettista Koh Kojima che mostra figure di kappa, tra cui una kappa femmina e piccoli kappa che pattinano sul ghiaccio.
Illustrazioni storiche all’interno del museo (Foto: Kappamonogatari)
Un pannello informativo in vetro con biografie, ritratti e illustrazioni di kappa dei due famosi disegnatori giapponesi Kon Shimizu e Koh Kojima.
Il pannello all’interno della mostra che racconta la storia di Kon Shimizu e Koh Kojima (Foto: Kappamonogatari)

L’obiettivo era creare pubblicità che restassero impresse, proprio come succedeva nei manga e nelle riviste di quegli anni. Questo mix tra vecchie leggende e pubblicità vintage rende Kappa Country una specie di capsula del tempo, perfetta per chi vuole vedere un lato diverso e un po’ nostalgico del Giappone del dopoguerra.

Un grande cartello espositivo blu con scritte in giapponese e un'illustrazione centrale che descrive dettagliatamente l'anatomia e le caratteristiche fisiche di un kappa.
Dettagli, anatomia e le abitudini dei kappa! (Foto: Kappamonogatari)
Scaffali refrigerati espositivi con varie tipologie di bottiglie di sake giapponese Kizakura, inclusi sake nigori, sake frizzante Dobu e cartellini dei prezzi in yen.
Kizakura pronte all’uso nei frigoriferi dello shop, dalle versioni classiche a quelle più di nicchia come il Dobu. (Foto: Kappamonogatari)
Un dorayaki giapponese rotondo marchiato a fuoco con l'illustrazione di un kappa e scritte in kanji, tenuto in mano all'aperto con alberi autunnali sfocati sullo sfondo.
Dorayaki con l’iconica figura del kappa di Kizakura, perfetto per una pausa dolce! (Foto: Kappamonogatari)

Il castello di Fushimi e il ruolo dei samurai

Fushimi è profondamente legata alla storia militare e politica del Giappone, ed il suo castello ne è una delle immagini più iconiche, anche se, per essere precisi, quello che vediamo oggi non è il castello originale. La struttura attuale è infatti una ricostruzione degli anni ’60. Il sito storico vero e proprio si trovava poco distante, dove oggi c’è la tomba dell’imperatore Meiji.

Il castello “originale” fu costruito alla fine del ‘500 per volere di Toyotomi Hideyoshi, uno dei pesi massimi della storia giapponese, il leader che riuscì quasi a unificare il paese dopo anni di guerre civili. Per lui, Fushimi doveva essere un simbolo di potere puro: più che una fortezza pronta alla battaglia, la pensò come una residenza dove ritirarsi in tarda età, che rispecchiasse il suo potere tramite lusso estremo e sale d’oro, per stupire chiunque arrivasse dalla vicina Kyoto. Sorgeva su una collina chiamata Momoyama (“montagna dei peschi”): un nome poetico che è diventato talmente famoso da dare il nome ad un intero periodo storico, l’epoca Azuchi-Momoyama, quello delle grandi residenze, dei grandi leader e delle grandi guerre.

La torre principale e la torre minore del castello di Fushimi Momoyama a Kyoto, viste dal giardino sottostante e incorniciate da foglie di acero autunnali in primo piano
Castello di Fushimi Momoyama (Foto: Kappamonogatari)

La vita di questo castello, però, è stata un vero calvario. La prima versione fu rasa al suolo da un terremoto dopo soli due anni. Quando lo ricostruirono nel 1598, Hideyoshi morì proprio tra quelle mura, lasciando un erede piccolissimo e il Giappone nel caos. Fù allora che entrò in scena Tokugawa Ieyasu, il grande signore feudale destinato a diventare il vero padrone del paese e a dare inizio allo shogunato Tokugawa, il governo militare che avrebbe controllato il Giappone per oltre 250 anni.

Nel 1600, Ieyasu fece una mossa fredda e calcolata: usò il castello come esca. Chiese a Torii Mototada, uno dei suoi samurai più fedeli, di restare a difenderlo sapendo benissimo che sarebbe stato attaccato. L’obiettivo non era vincere, ma rallentare il nemico per permettere a Ieyasu di prepararsi alla battaglia decisiva.

La torre principale e la torre minore del castello di Fushimi Momoyama a Kyoto, viste dal giardino sottostante e incorniciate da foglie di acero autunnali in primo piano.
la torre minore del castello di Fushimi Momoyama a Kyoto, viste dal giardino sottostante e incorniciate da foglie di acero autunnali in primo piano.

Castello di Fushimi Momoyama – Foto: Kappamonogatari

Mototada si ritrovò in una situazione disperata: i suoi 1.800 uomini contro un esercito di quasi 40.000 soldati. Una follia, eppure scelsero di restare. Mototada sapeva che ogni giorno di resistenza poteva cambiare il destino del Giappone. 

E infatti andò proprio così. Grazie al tempo guadagnato a Fushimi, Ieyasu vinse la battaglia di Sekigahara e diede inizio ad oltre 250 anni di pace sotto lo shogunato Tokugawa. Quando il castello stava per cadere, Mototada e gli ultimi sopravvissuti compirono il seppuku, il suicidio rituale. È un gesto che oggi facciamo fatica a capire, ma per loro era l’unico modo per dimostrare lealtà assoluta al proprio signore.

La cosa più incredibile è che questa storia ha lasciato tracce fisiche in giro per Kyoto. Si dice che le assi del pavimento, macchiate dal sangue di quei samurai, siano state recuperate e riutilizzate per costruire i soffitti di alcuni templi (come il Genkō-an). Sono i famosi “soffitti insanguinati”: camminando in quei templi, se alzi lo sguardo, vedi un frammento di storia sospeso tra leggenda e realtà.

Successivamente, negli anni ’60 lo ricostruirono come attrazione per un parco divertimenti, il Kyoto Castle Land. Per decenni, tra queste mura cariche di eroismo, furono così ospitate giostre e piscine per le famiglie. Un contrasto pazzesco, se pensi al sacrificio di Mototada.

Il parco è stato chiuso nel 2003 ed oggi il castello non si può visitare all’interno, ma ti consigliamo assolutamente di farci una passeggiata intorno. Puoi camminare tra i giardini e i sentieri che collegano la tomba dell’Imperatore Meiji all’area del castello, ammirando i torrioni gemelli. È un posto silenzioso, un po’ sbiadito dal tempo, ma perfetto per goderti la pace di un quartiere tranquillo completamente sconosciuto ai turisti.

Un vecchio segnale stradale circolare e arrugginito fissato a un palo consumato dal tempo, con l'icona nera stilizzata di un castello giapponese su sfondo bianco.
Un vecchio cartello arrugginito che indica la presenza del castello, avvolto dalla vegetazione. (Foto: Kappamonogatari)
Alberi di acero giapponese carichi di foglie rosso acceso durante il picco del foliage autunnale nei grandi giardini del Castello di Fushimi Momoyama a Kyoto.
I giardini del castello si tingono di rosso: uno dei momenti più magici per passeggiare nell’area di Fushimi Momoyama durante l’autunno. (Foto: Kappamonogatari)

Come arrivare al Castello

Per raggiungere l’area del castello dal centro di Fushimi hai un paio di opzioni, a seconda di quanta voglia hai di camminare:

  • A piedi: Se ti trovi già vicino a Otesuji o al Santuario Gokonomiya, puoi farla tranquillamente a piedi. È una passeggiata di circa 15-20 minuti, quasi tutta in leggera salita. Noi l’abbiamo trovata piacevole perché attraversi un quartiere residenziale molto silenzioso e curato, che ti fa sentire ancora di più “fuori dai radar”.
  • In treno: Se invece arrivi da altre zone di Kyoto o vuoi risparmiare energie, le stazioni più vicine sono JR Momoyama (linea JR Nara) o Momoyama-goryō-mae (linea Kintetsu). Da lì calcola circa 10-15 minuti di camminata per arrivare all’ingresso dell’area del parco.

Un canale d'acqua calmo a Fushimi, Kyoto, circondato da alberi con foglie autunnali rosse, case tradizionali e la banchina di legno per l'imbarco sui battelli storici.
I pittoreschi canali di Fushimi: sullo sfondo si intravede il molo da cui partono le storiche imbarcazioni Jikkokubune per i tour sull’acqua. (Foto: Kappamonogatari)

Vale la pena visitare Fushimi?

Secondo noi sì, assolutamente, soprattutto se:

  • vuoi vedere una Kyoto diversa dal solito
  • ami le atmosfere rétro e un po’ nostalgiche
  • sei curioso di scoprire tutto sulla cultura del sakè
  • preferisci i quartieri autentici alle zone ultra-turistiche
  • ami camminare senza fretta e perderti tra i vicoli

Fushimi non è il classico quartiere “da checklist” dove corri da un monumento all’altro. È un angolo di Kyoto che ha conservato un ritmo naturale, lontano dal caos delle aree più assaltate dal turismo di massa. Qui abbiamo avuto la sensazione di entrare in un contesto ancora molto locale, dove non si incrociano stranieri a ogni angolo. Proprio per questo, abbiamo notato spesso sguardi più curiosi che indifferenti: quella punta di stupore e prudenza tipica dei giapponesi quando vedono qualcosa di insolito nel loro quotidiano.

Una persona in bicicletta attraversa un ponte di pietra a Fushimi, Kyoto, con lampioni tradizionali, pali della luce e case residenziali sullo sfondo.
Una stretta strada residenziale a Fushimi, Kyoto, con case moderne e tradizionali, pali della luce con una fitta rete di cavi aerei e piante decorative lungo i lati.
Una strada secondaria a Fushimi, Kyoto, che conduce verso un passaggio a livello ferroviario con le caratteristiche luci rosse e barriere gialle e nere.

Foto: Kappamonogatari

Ci è venuto naturale mantenere un atteggiamento discreto, quasi in punta di piedi, ed è lo stesso consiglio che diamo a te se decidi di avventurarti qui o in altre zone meno battute del Giappone. In fondo è una lezione che vale ovunque: nei luoghi famosi il turismo ha già cambiato molti equilibri, mentre qui hai ancora la fortuna di entrare in uno spazio che appartiene a chi ci vive, non a chi lo visita.

È una zona da vivere con calma, tra canali, sorsi di sakè, insegne vintage e stradine che raccontano un lato di Kyoto che moltissimi viaggiatori finiscono per non vedere mai.

Ti interessa visitare questa zona di Kyoto e scoprire lati meno conosciuti del Giappone?

Se stai programmando il tuo viaggio, nelle nostre mappe di Kyoto e del Giappone puoi trovare tanti indirizzi utili e posticini insoliti da scoprire. (Scopri di più sulle nostre mappe)

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